Amarcord _Weekly Delirious 14

IUG IS TALKING

Settimana dal 26 aprile al 3 maggio – che cazzo ridi se vai a una jam di jazz? piangi e stai serio – amarcord scolastico – gita in montagna -

Come certamente sapete,”Amarcord” è il titolo di un film di Fellini (mi pare vincitore dell’Oscar, uno dei 4 vinti da Fellini) che vuol dire letteralmente a ma rcord, cioè nel vernacolo riminese “io mi ricordo”, e in sostanza infatti raccontava le memorie del Federico.

Io sarei temo incapace di realizzare un simile film, un pò perchè non sono Fellini, ma neanche Vanzina o Neri Parenti, un pò perchè non mi ricordo mai niente. La mia essenza e struggimento del ricordare durano circa 5 minuti, poi finisce e brancolo nell’oscurità. Non sto barando, non è che sono privo di memoria: semplicemente, le cose che mi interessano le porto avanti, e quelle che muoiono ormai non mi interessavano più.

Tip: dieci anni di concerti con i Matka me li ricordo circa, ma siccome sono proiettato in altre cose ecc ecc non mi interessa ricordarli e non hanno significato e non mi viene da dire “ah, quei bei tempi”; col cazzo, ora sto benissimo e non tornerei indietro manco morto.

Tutta questa papardella ve la propino perchè mercoledì 27 io e Carlo ci avviammo alla mitica

JAM SESSION DEI JAZZISTI INCALLITI

La jam è una figata; ci vado volentieri perchè la conducono due miei cari amici, Davide Liberti (contrabbasso ) e Silvia Cucchi (pianoforte, in cinta del terzo bimbo ad opera di Davide, che potremmo definire tranquillamente un cecchino o un fromboliere di prim’ordine! (auguri).

A parte essi due e il batteraio magico, Paolo Franciscone, che è uno dei bravissimi batteristi di Torino, il clima della jam è quello che narravo in  questa descrizione, a proposito di una celebre jam nella tera dei canguri:

descrizionegeniale

” (cito me medesimo) Quindi io e Beto (il bassista della Madonna) che, detto per inciso, l‘unica cosa che sa dire in inglese è thank you, ma con un accento così forte che non si capisce lo stesso – partiamo alla volta della jam session, gentilmente accompagnati da Ed, presente anche Marcus (il saxofonista che non capisce una fava).

Non saprei dire cos’ è quella cosa che rende una jam jazz noiosa, quando lo è, egualmente noiosa allo stesso modo in tutte le parti del mondo, ma questa ci rientrava con tutti i crismi.

La jam noiosa si riconosce subito perchè tutti i musicisti coinvolti, anzichè sorridere ed ammiccare tra loro con l aria di dire “minchia che figo, senti come pompa il pippero” hanno delle facce infelici, di sofferenza, come se Mandingo li stesse frustando mentre suonano; non ho mai capito bene il perchè, ma effettivamente cosa cazzo c’è da soffrire? Sei al bar che suoni un pezzo che avrai suonato cinquecentomila volte prima,  dove sta il travaglio interiore?  Mistero!
Comunque, ricordate, per sembrare seri: faccia da Mandingo, più la fate e più tutti pensano che siete bravi e assolutamente coinvolti e dediti alla causa.”

Ecco, il clima era questo (anche io, se lo scrivo poi è ovvio che tutti lo faranno…), aggravato dal fatto che suonare è impossibile perchè i musicisti ospiti dei vari brani vengono in verità imbullonati al palco e non possono più scendere per fare posto agli altri. Nel caso più atroce, addirittura il musicista è stato saldato a freddo al palco in alluminio.

Mi fa sempre ridere, perchè io alle jam che organizziamo noi cerco di suonare il meno possibile e di bere e chiacchierare il più possibile, ma invece qui il mondo si ribalta e suonare è un terno al lotto.

Cosa c’entra con Amarcord è presto detto: chaperon del locale, progettista del baraccone (ma non delle luci) è l’arch. Marta XXXXX (meglio non fare nomi) la cui sorella , Chiara Fabbri, è stata mia compagna alle superiori.

Essendo l’Amarcord impossibile  non ricordo granchè delle superiori, se si eccettuano alcune cose:

- le gambe della compagna che era seduta davanti al mio banco (che ho poi brillantemente sposato in effetti) che sfoderava autoreggenti e gonnelle di jeans da infarto

- che non studiavo mai una fava e godevo di buona fama, perchè non si sa

- che la suddetta Chiara genialmente aveva fatto credere a tutti di aver sbagliato a iscriversi alla scuola, che voleva fare il classico perchè le piaceva scrivere, col risultato che studiava ancora meno di me perchè i profi delle materie tecniche per un tacito atto di pietà le perdonavano l’ignoranza tecnica a favore dei temoni da circa 19 pagine l’uno che la suddetta sfornava nelle 2 ore mensili di italiano (forse erano annuali).

Che i tempi sono passati si è capito quando Chiara ha dichiarato essere certa che i suoi allievi (insegna italiano agli extra comunitari ) (cioè in Svizzera) non copiano. Crasse risate, insomma!

Anyway, altro evento clou della serata l’arrivo di Gianni, il sassofonista mannaro, uno dei più grandi talenti italiani del sax, che insegna anche a Notabene.

Chiara per metterlo a suo agio da subito l’ha scambiato per il cameriere e gli ha ordinato una media. Io e Carlo, per uscire dal momento imbarazzante, abbiamo subito colto l’occasione per ordinargli qualcosa ogni 5 minuti (tipo “Gianni, due arachidi al tavolo 45″). Gianni visiblmente ubriaco per l’affronto vagava per la sala suonando bebop come un satanasso incallito e senza sapere più chi era e dove andava.

Insomma, una serata meravigliosa, che potrebbe ripetersi il 11 maggio.

E chiedetevi. (dopo esservi chiesti, come dovreste fare giornalmente: cos’ è il design?) (tema della serata): com’è che la Svizzera non vince mai il premio Nobel?

cheers

4 risposte a Amarcord _Weekly Delirious 14

  1. beh, qui mi viene da citare un passaggio di Gramellini che cita a sua volta Orson Wells: “[...]Come diceva quella famosa frase de “Il terzo uomo” che pare sia stata inserita proprio da Orson Welles: “In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù”[...]” (Il buon tsunami) http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Editoriali/commenti.asp?page=3&ID_blog=41&ID_articolo=971&ID_sezione=&sezione=

  2. Orson Welles! con la e
    piccola ricerca:
    Le università e i politecnici federali impongono standard elevati, raggiungendo così risultati di alto livello. I successi ottenuti sono notevoli nel campo delle scienze naturali, in particolare in fisica, chimica e medicina. In questi settori, dal 1975 il premio Nobel è andato per ben 7 volte a scienziati svizzeri.

    Nel 1987 lo svizzero Alexander Müller e il tedesco Georg Bednorz hanno ricevuto il Nobel per la fisica per aver sviluppato un materiale ceramico a base di rame e lantonio con proprietà di conduttività assoluta già a -238°C. Un’importante scoperta, la cui applicazione potrebbe portare a un enorme risparmio energetico.

    Nel 1986 lo svizzero Heinrich Rohrer e il tedesco Gerd Binnig hanno vinto il Nobel per la fisica per l’invenzione del microscopio a scansione a effetto tunnel (STM), strumento che ha permesso agli scienziati di «vedere» per la prima volta un atomo. Un sottile filo metallico percorre una superficie rilevandone le asperità e trasformando i dati raccolti in immagini virtuali tridimensionali.

    Nel 1991 Richard Ernst ha vinto il Nobel per la chimica grazie ai suoi studi nel campo della risonanza magnetica.

    Il premio Nobel più recente per la Svizzera è stato quello della chimica del 2002 attribuito a Kurt Wüthrich per le sue ricerche sulle proteine nel campo della biologia molecolare.

  3. classifica nobel paese per paese: la svizzera ci umilia.
    grrrrrrrrrrrr

    http://it.wikipedia.org/wiki/Vincitori_del_Nobel_per_paese

  4. per tacere di francia e germania
    direi che col kenia e l’albania ce la caviamo

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